venerdì 26 marzo 2010

VINCENZO LATINA "ARCHITETTURA CONTEMPORANEA E ANTICA NELL'ISOLA DI ORTIGIA, SIRACUSA"

Giovedì 25 marzo, in una serata cupa e piovosa, la sede di via Gradisca dell'Ordine degli Architetti di Varese è stata rischiarata, almeno per qualche ora, da una luce particolare, quella portata dall'Architetto Vincenzo Latina direttamente dalla meravigliosa Siracusa, o meglio, dalla piccola, ma incentevole, isola di Ortigia.
A questa sorta di microcosmo, pieno di storia, carico di mitologia, colmo di poesia, si riferiscono infatti gli interventi che l'Architetto siciliano ha illustrato nel corso della serata.

"Interventi", come ha spiegato Latina, volti a "scoprire nelle faglie delle discontinuità dei tessuti urbani storico-archeologici, gli ambiti su cui intervenire in continuità con la naturale trasformazione e rigenerazione dell’isola, sintesi di straordinari eventi millenari sedimentati nel tempo: quello che a prima vista può sembrare un unicum, è infatti una sequenza di fratture ed assestamenti, simile ad un continuo bradisismo."
"Si è cercato", ha continuato l'Architetto, "di rafforzare i caratteri di identità nella discontinuità ed unicità della città, guardando alle aree degradate come a delle opportunità, dei “tessuti molli”, in cui proporre progetti di dimensioni ridotte, il cui confine tra demolizione, ristrutturazione, innovazione e restauro è veramente labile".

Tre i progetti a cui l'Architetto ha fatto riferimento durante la conferenza, progetti "scaturiti dallo studio delle testimonianze dell’ambiente fisico “visibili”, costituite da tracce del passato come la topografia antica, i tessuti urbani, le giaciture, gli edifici, i flessi murari superstiti integrati o incastonati nelle nuove fabbriche e dalle suggestioni scaturite da presenze invisibili ed evocative dei centri antichi, che definiamo come “patrimonio immateriale” della città mediterranea (le fonti letterarie, quelle storiche, le tradizioni, i riti e particolarmente il Mito, che permane nella memoria dei luoghi come sublimazione di eventi umani e naturali)."

E così, per il primo progetto, relativo alla Corte dei Bottari, "si è intervenuti all’interno del tessuto urbano di tipo ippodameo, ordinato per Strigae. Tale operazione ha comportato l’assunzione della topografia archeologica della città come una risorsa, in cui antico e contemporaneo si fondono pur mantenendo imprescindibilmente valori e aspetti distinti". Infatti, per la Corte dei Bottari, sono stati utilizzati proprio i resti architettonici rinvenuti sul posto, secondo una concezione che intende l'architettura quale risarcimento della perdita.

Il secondo intervento, destinato al Giardino di Artemide "è stato immaginato come un’offerta alla dea vergine della fertilità che, nell’immaginario mitologico, è rappresentata come la protettrice delle belve feroci, dei boschi e delle ninfe". Per questo progetto, infatti, Latina ha ideato dei dispositivi atti ad accogliere la natura senza alcun tipo di costrizione: tra questi, delle lastre d'acciaio, nelle cui fenditure, in primavera, crescono spontaneamente, fiori e pianticelle.

Infine, il progetto del Padiglione di accesso agli scavi dell’Artemision prevede all’interno di un "vuoto urbano la realizzazione di un edificio cavo che contiene il percorso sotterraneo per la fruizione dei resti archeologici del tempio di Artemide". Un progetto che, secondo l'Architetto, intende essere "neutro e non neutrale", data la sua posizione, esattamente di fronte al tempio dorico inglobato nella meravigliosa cattedrale.

La "rilettura in chiave contemporanea dei segni visibili e del patrimonio invisibile della città" è dunque il punto di partenza dei progetti realizzati da Vincenzo Latina a Ortigia, l'input che ha dato vita a risultati differenti, ma legati da un amore intenso per l'archeologia, il mito e, ovviamente, l'architettura: "ogni materiale, ognuno con una sua forza particolare", secondo l'Architetto siciliano, "è bellissimo" e i giochi di luce che si creano sulle loro superfici, uniti ad un attento senso della misura, fanno dell'architettura una vera e propria arte che, nella mente e nelle mani di Latina, diventa poesia contemporanea, eco di storie e miti lontani, capaci però di riemergere, attraverso segni e rimandi, con tutta la loro intensità.


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