mercoledì 16 febbraio 2011

SEMINARIO INTRODUTTIVO ALLA MEDIAZIONE CIVILE

Seminario introduttivo alla mediazione civile
Lunedì 7 febbraio, nella sala conferenze dell’Ata Hotel di Milano, l’Avvocato Pierluigi Gilli, Mediatore e Conciliatore Civile e Commerciale, Docente all’Università ECampus, socio di AMCI, ha tenuto una conferenza introduttiva sulla Mediazione Civile. Il prossimo 20 marzo 2011 entrerà, infatti, in vigore il Decreto Legislativo 4 marzo 2010, n. 28, che ha introdotto l’Istituto della mediazione civile obbligatoria per la conciliazione delle controversie civili e commerciali.

Per poter arrivare informati all’avvio di questa procedura, l’Ordine, in collaborazione con l’Università degli Studi ECampus di Novedrate, Roma e Messina, Cattedra di Diritto della Conciliazione, della Mediazione e dell’Arbitrato, e con il patrocinio dell’Associazione Mediatori e Conciliatori Italiani, ha organizzato questo incontro per capire i contenuti, le finalità e gli aspetti pratici della mediazione civile, con particolare riguardo alla funzione che gli Architetti potranno avere in questi procedimenti

L’Avvocato Gilli ha introdotto il seminario spiegando che la mediazione civile è un’alternativa al contenzioso giudiziario, studiato per deflazionare il carico giudiziario e sgravare i Tribunali da una buona percentuale di cause. Essa è un’attività, svolta da un terzo imparziale, finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. E’ dunque una mediazione di tipo facilitativo, non decisionale poiché il mediatore civile non è un arbitro, né un giudice: il suo compito è quello di aiutare, in modo imparziale, le due parti a trovare dei punti di intesa.

La mediazione civile presuppone un importante cambiamento di mentalità e di cultura nell’approccio al contenzioso. Con la mediazione civile l’aspetto emotivo, litigioso e formale delle cause normali, è sostituito dal tentativo di consentire ad ogni parte di ottenere un obiettivo positivo e conforme ai propri interessi con equità, ma senza la pretesa di avere torto o ragione. La duttilità con cui le parti si possono mettere d’accordo si contrappone alla rigidità di un procedimento giurisdizionale.
L’Avvocato ha quindi proseguito spiegando le prerogative del mediatore, l’imparzialità, l’equità, la responsabilità e la riservatezza e le peculiarità del procedimento di mediazione civile. Questa nuova procedura è infatti caratterizzata da una notevole rapidità, poiché si deve concludere entro 4 mesi, dall’economicità, dato che le parti devono corrispondere solo le spettanze dell’organismo di mediazione e le spese fisse, e dalla libertà delle forme, poiché le parti non devono seguire regole formali, ma possono autonomamente stabilire l’andamento della procedura e dall’efficacia del verbale d’accordo, che può essere reso esecutivo dal Tribunale.

Il Professor Gilli ha quindi continuato illustrando le materie obbligatoriamente soggette a mediazione, ovvero le controversie in materia di diritti reali, divisioni, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento danni derivanti dalla circolazione di veicoli o da responsabilità medica, da diffamazione con il mezzo della stampa, contratti assicurativi, bancari e finanziari.

L’incontro è proseguito con la spiegazione dettagliata delle varie fasi che vanno a costituire la mediazione civile e con numerose domande da parte del numeroso pubblico.
In conclusione, l’Avvocato Gilli ha elencato i requisiti per poter diventare mediatore: anzitutto è necessario possedere un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea triennale ed essere iscritti ad un ordine o ad un albo professionale; bisogna acquisire poi una specifica formazione attraverso un percorso di durata non inferiore alle 50 ore, articolato in corsi teorici e pratici; è quindi necessario un aggiornamento professionale di almeno 18 ore ogni 2 anni ed è fondamentale possedere dei requisiti di onorabilità.


INTERVISTA ALL'AVVOCATO PIERLUIGI GILLI


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venerdì 4 febbraio 2011

VISITA GUIDATA A VILLA BARAGIOLA

TRE GUIDE D' ECCEZIONE PER "DIPLOMA 2010"
L’attenzione che l’Ordine Architetti di Varese ha riservato per tutto l’anno a Progetto “Diploma 2010” non si è esaurita; l’entusiasmo e il desiderio, da parte dell’Ordine, di approfondire le tematiche relative alla città di Varese continua a crescere. Una prova lampante è l’ iniziativa organizzata dall’Ordine presso Villa Baragiola, una visita guidata per spiegare al pubblico i 110 progetti allestiti per la mostra conclusiva di "Diploma 2010".
La prima delle due serate dedicate a questa iniziativa si è svolta martedì 1 febbraio (mentre la seconda si terrà martedì 15 febbraio): a guidare il pubblico, tre professori dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, Riccardo Blumer, Andrea Ciotti, Luigi Trentin che, nel giro di due ore, si sono alternati, in piacevoli e coinvolgenti riflessioni.
La visita è iniziata con una rapida introduzione su come l’Accademia di Architettura di Mendrisio struttura l’anno dedicato ai diplomi di laurea: Andrea Ciotti ha descritto ai presenti gli step che hanno caratterizzato, in particolare, “Diploma 2010”, dalla costruzione del raffinato e dettagliato modello di Varese (realizzato interamente a mano!) e dall’indagine urbanistica per mettere in luce i punti nevralgici della città da migliorare, fino ai luoghi presi in esame dagli studenti, guidati da architetti di fama internazionale (il lago di Varese studiato da Francisco e Manuel Aires Mateus, Piazzale Staffora da Esteban Bonell, l’area Ex Aermacchi da Antonio Citterio, da Marianne Burkhalter e Christian Sumi, le stazioni ferroviarie da Quintus Miller, Piazza Repubblica da Mario Botta e Michele Arnaboldi, Palazzo Estense da Jonathan Sergison, Valerio Olgiati, Esteban Bonell, il Cimitero Belforte da Marc-Henri Collomb).
E’ stato poi Luigi Trentin a proseguire, spiegando il suo ruolo all’interno del Progetto, quello cioè di tracciare, insieme ad Andrea Ciotti e Riccardo Blumer, una strategia-guida per i progetti, individuando opportunità e limiti della città. E così è stato. Tra le problematiche, i professori hanno sottolineato il traffico, tasto dolente per la città e tra le opportunità, il verde e la cultura.
Riccardo Blumer è quindi intervenuto sottolineando come sia stato necessario, prima di tutto definire la direzione che si voleva dare alla città, rintracciando come punti nevralgici da sviluppare, il valore paesaggistico e quello universitario; l’Architetto ha inoltre aggiunto che i limiti temporali entro cui hanno dovuto operare (il progetto si è svolto in soli sei mesi) hanno avuto il vantaggio di mantenere un ritmo di lavoro sostenuto.

Dopo il triplice cappello introduttivo, i professori hanno condotto il pubblico attraverso i progetti dedicati alla città. Le prime riflessioni fatte hanno avuto come protagonisti i progetti pensati per il lago di Varese, per i quali sono stati realizzati, sotto la guida dei fratelli Mateus, modelli molto particolari, in cemento, legno, gesso; gli studenti hanno preso in esame tematiche come la ridefinizione del limite tra terra e acqua, hanno immaginato grandi spazi per sport acquatici, come piscine che si immergono nel lago o uno stadio costituito da un enorme anello circolare. Il loro lavoro, ha spiegato Blumer, ricorda molto gli interventi che i fratelli Mateus realizzano nei loro progetti, costituiti spesso da enormi sottrazioni di volumi e scavi nella terra.
Secondo tema preso in esame, è stato quello di Piazza Repubblica, su cui gli studenti di Mario Botta hanno ideato una generale ridefinizione della piazza, tradotta, in alcuni progetti, nella creazione di spazi ipogei, in altri, nello spostamento del teatro nella zona della caserma o nella valorizzazione degli spazi verdi; anche il Professor Arnaboldi ha pensato un nuovo volto per questo spazio, arricchendolo con ulteriori piccole piazze, attorno a quella principale.
Gli studenti che, insieme a Quintus Miller, hanno lavorato sulla tematica delle stazioni, hanno avuto differenti approcci: c’è chi si è soffermato sul concetto di stazione (stazione di passaggio o stazione di termine), chi ha pensato di lavorare sull’identità della stazione di Varese, chi ha unito le stazioni creando un nuovo quartiere, chi ha pensato di realizzare un enorme parco.
Per quanto riguarda il Cimitero di Belforte, il gruppo di Marc Collomb ha lavorato pensando da una parte ad un’espansione del cimitero, dall’altra alla realizzazione di uno spazio chiuso in se stesso.
Per il tema di una nuova biblioteca, trattata dagli studenti di Valerio Olgiati, sono emersi progetti che interpretando questo luogo come uno spazio per concentrarsi, quindi raccolto e introverso, ma anche studi su una biblioteca in quanto spazio aperto, con grandi ambienti non solo per la lettura, ma anche per performance, spettacoli, per far vivere l’ambiente 24 ore su 24.
Infine, ultima tematica su cui si è riflettuto, la zona della Ex Aermacchi, su cui hanno lavorato gli studenti di Antonio Citterio, Marianne Burkhalter e Christian Sumi: tutti hanno pensato di rivalutare questo spazio creando un centro culturale e, in particolare, Citterio ha ideato un enorme campus dove si concentrano spazi di sperimentazione, un museo dedicato all’industria del passato e alloggi per studenti.
In conclusione, i tre Professori-guida hanno espresso tutta la loro approvazione per questa esperienza, che ha lasciato alla città di Varese ben 110 progetti: alcuni, certo, appaiono forse avveniristici o utopici, ma tutti rappresentano, comunque, degli importanti studi sulle potenzialità di Varese e degli spunti che dovrebbero essere tenuti da conto, pensando ad un futuro migliore per la città.




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martedì 18 gennaio 2011

CENA DI NATALE A VILLA PANZA

Ad ospitare la consueta Cena degli auguri di Natale dell’Ordine Architetti di Varese, quest’anno, è stata una location particolare, una villa antica che è anche un rinomato luogo espositivo, uno spazio culturale in cui l’arte contemporanea dialoga perfettamente con lo stile architettonico risalente al XVIII secolo.
Villa Menafoglio Litta Panza è diventata, per una sera, teatro di scambi di auguri, premiazioni, riconoscimenti e di un particolare approfondimento artistico.
Ggli iscritti all’Ordine infatti, guidati da esperte guide, hanno potuto apprezzare la mostra dedicata a Robert Rauschenberg attualmente allestita nelle sale della Villa.
Tra assaggi culinari e artistici, la serata è così volata, raggiungendo il momento istituzionale con premiazioni e discorso del Presidente dell’Ordine Architetti di Varese, Laura Gianetti: con un velo di emozione, dovuta alla presenza di molti cari ospiti nonché colleghi, il Presidente ha dapprima ricordato il valore che Villa Panza rappresenta per la cittadinanza, descrivendola quale “luogo straordinario, con una centenaria stratificazione, dal Marchese Menafoglio sino all’indimenticato conte Giuseppe Panza, il grande collezionista, che ci ha lasciato alcune meraviglie, testimonianze di una vita dedicata al bello”. “Lo stesso bello", ha continuato il Presidente, "che l’Ordine Architetti di Varese ha cercato di offrire ai cittadini della Provincia di Varese con riflessioni sul tema della qualità dell’abitato e la valorizzazione del paesaggio cercando di riempire il vuoto culturale che alimenta la disattenzione riguardante i temi della qualità dell’abitare”. Il Presidente ha quindi citato alcune delle iniziative organizzate nel corso dell’anno dall’Ordine, come l’importante iniziativa, di stretta attualità, del progetto “Diploma 2010”: “Non è certo un caso che quest’anno l’Accademia di Mendrisio abbia puntato il suo potente microscopio sull’area varesina”, ha spiegato Laura Gianetti, “portando un centinaio di diplomandi a chiudere il proprio ciclo di studi e riversando il proprio sapere in progetti straordinari su aree strategiche per lo sviluppo della città”.
Il Presidente ha quindi rammentato l'impegno dell'Ordine nell' organizzazione delle iniziative, un impegno “eccentrico rispetto a quello istituzionale che ci richiederebbe esclusivamente di vigilare sull’albo, di vegliare sul corretto comportamento deontologico degli iscritti e di vidimare parcelle”. E questo perché, secondo Laura Gianetti,è necessario che “il professionista ‘architetto’ si debba aggiornare anche nella conoscenza. La situazione professionale è ancora critica ma soltanto la fermezza nel perseguire con dignità e autorevolezza il nostro lavoro potrà renderci credibili nel mercato”. E, riferendosi ad un articolo su un progetto low cost via web a costi indegni per chi deve svolgere la professione, il Presidente ha spiegato che tale problema “è anche legato alla nostra incapacità di renderci autorevoli di fronte al cliente , alla nostra incapacità di non sottostare alle richieste delle immobiliari ignoranti, alla nostra incapacità di essere forti nel proporre qualità e non mediocre edilizia”. Ma “il nostro Ordine”, ha aggiunto, “si batterà perché anche le amministrazioni richiedano progetti di qualità. Stiamo andando a dialogare con le amministrazioni nell’intento di far loro comprendere che una brutta architettura squalifica non solo chi la fa, non solo chi la richiede, ma anche chi la autorizza! La partecipazione questa sera di numerosi amministratori ed ospiti illustri sono la testimonianza dell’attenzione rivolta all’istituzione dell’Ordine e al suo lavoro svolto”.
Il discorso si è quindi concluso con i ringraziamenti ai consiglieri dell’Ordine (Matteo Sacchetti, Emanuele Brazzelli, Luca Bertagnon, Maria Chiara Bianchi, Riccardo Blumer, Claudio Castiglioni, Stefano Castiglioni, Ada Debernardi, Alberto D’Elia, Mattia Frasson, Ilaria Gorla, Carla Giulia Moretti, Giuseppe Speroni, Stefano Veronesi), alla commissione parcelle (Giuseppe Speranza, Ileana Moretti, Laura Anti, Carlo Budelli, Simone Paggiarin, Ivan Vetrice , Paolo Riva, Giorgio Spertini), ai quali sono seguiti la consegna dei timbri ai nuovi iscritti e la premiazione della Dottoressa Cristina Bertuletti Scotton, Sindaco di Gazzada Schianno, per aver lanciato l’unico Concorso di Architettura dell’anno della Provincia di Varese, degli Architetti Pierangelo Pavesi, Alberto Pensa, Renzo Bottinelli, Carlo Valentini per i quarant’anni di iscrizione all’Ordine e dell’Architetto Luca Molinari, a cui è andato l'ambito riconoscimento dell'albo d'onore, per aver curato il Padiglione Italia all’ultima Biennale di Architettura di Venezia, oltre che per aver ricoperto, nel corso della sua carriera, importanti ruoli: è stato curatore negli ultimi anni di diversi eventi legati al mondo dell'architettura e dell'arte contemporanea. Ricordiamo l'allestimento e la cura della mostra, in Triennale, Milano, "Santiago Calatrava.Work in Progress", di "Le forme del cibo" e "Stalker", ad Opos, Milano, l'allestimento, in Treinnale, di "Arte e fotografia dal 1960 ad oggi", la curatela di "Effetti Collaterali" e di "Medaglia d'oro per l'architettura italiana", la curatela della mostra "Antinapoli" (con C. Gambardella, F. Jodice, F. Ippolito e V. Trione, Napoli, 2005), "Disegni di architettura. Cinque storie italiane" (curatela con M. Martignoni, T. Canella, Fond. Portaluppi, Milano IX-XII.05, Bari, III-IV.06), "Lancia 100 anni. Italian design" (Milano, aprile 2005). E' stato responsabile scientifico del "Progetto Portaluppi" per conto dell'omonima Fondazione e dal 1995 è responsabile editoriale per il settore Design ed Architettura della casa editrice Skira. Dal 2001 al 2004 è coordinatore del settore architettura e urbanistica della Triennale di Milano nonché membro del suo comitato scientifico.Attualmente è coordinatore della Scuola di Design Naba, Milano.
E, a fine serata, un riconoscimento particolare è andato all’Architetto Riccardo Blumer la cui sedia è ora esposta al Moma di New York.




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venerdì 14 gennaio 2011

MOSTRA A VILLA BARAGIOLA: PROGETTO "DIPLOMA 2010"

110 e lode a Diploma 2010!
Per un intero anno la città di Varese è stata al centro dei progetti, degli studi e delle indagini dei diplomandi della prestigiosa Accademia di Architettura di Mendrisio, fondata da Mario Botta: questo iniziativa, intitolata progetto "Diploma 2010" è stata possibile grazie all' Ordine Architetti Varese, prima realtà territoriale che ha creduto in questo progetto, ponendo i presupposti perchè l'Accademia riuscisse a realizzarlo.
L'entusiasmo dell'Ordine Architetti ha contagiato un ampio pubblico, costituito da esperti del settore, ma anche da cittadini di Varese, interessati a seguire direttamente gli step del progetto, partecipando, in prima persona ad eventi come le conferenze tenute a Villa Panza tra gennaio e aprile e accorrendo numerossimi a Villa Baragiola nel giorno dell'inaugurazione della mostra conclusiva, lo scorso 13 gennaio.
Protagonisti della mostra e, quindi, di progetto "Diploma 2010", gli studenti dell'Accademia che, coordinati da professori-architetti di fama internazionale (Michele Arnaboldi, Martin Boesch, Esteban Bonell, Mario Botta, Marianne Burkhalter e Christian Sumi, Antonio Citterio, Marc-Henri Collomb, Francisco e Manuel Aires Mateus, Quintus Miller, Valerio Olgiati e Jonathan Sergison) hanno elaborato numerose proposte per dare un nuovo volto ad alcune zone di Varese: dalle Stazioni ferroviarie a Piazza Repubblica, dal lago di Varese al Cimitero Belforte, dalle ex industrie Aermacchi a piazzale Staffora, molti punti fondamentali della città sono stati ripensati sia dal punto di vista formale che funzionale.
Dopo un anno di intenso lavoro, il frutto dell’impegno di studenti e professori è stato mostrato a Villa Baragiola: un folto pubblico di architetti, ma anche di cittadini di Varese interessati a vedere le trasformazioni della propria città, è accorso all’inaugurazione della mostra, momento conclusivo di un percorso che ha riscosso un grande interesse generale. A presentare la mostra, gli Architetti Valentin Bearth e Mario Botta, l’Architetto Andrea Ciotti, il Sindaco Attilio Fontana e l'Assessore Fabio Binelli. Dopo l'introduzione da parte dell'Architetto Andrea Ciotti, sono seguiti gli elogi del Primo Cittadino che ha descritto la mostra come una grande opportunità per riflettere sulla città, per trarre spunti che aprano numerose discussioni e quello dell’Assessore Binelli, soddisfatto dei risultati di questa iniziativa.
La parola è poi passata all’Architetto Valentin Bearth che, dopo aver ringraziato studenti e professori per aver lavorato duramente, ha spiegato come “Diploma 2010” possa rappresentare un’opportunità per i giovani architetti e un’occasione per il Comune di Varese per prendere in esame il futuro della città. A concludere la presentazione, l’Architetto Mario Botta che ha definito questa mostra come una “festa per la città di Varese” e si è soffermato sull’importanza della città quale punto di riferimento attraverso la quale leggere il mondo globalizzato.
Questa importante esperienza condotta dai diplomandi dell’Accademia di architettura di Mendrisio su Varese è stata realizzata grazie al patrocinio dell' Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Varese, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Varese, Comune di Varese, della Provincia di Varese, della Regione Lombardia e della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Varese, con la collaborazione del FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano - e con il sostegno di ANCE - Associazione Nazionale Costruttori Edili Varese, Norlight e Teamwork.
La mostra a Villa Baragiola, che rimarrà aperta fino al 20 febbraio, chiude il percorso degli studenti di Mendrisio, ma apre al Comune di Varese e a tutta la cittadinanza molte opportunità e occasioni di riflessioni e spunti per far crescere e migliorare la città perché, come ha affermato Mario Botta all'inaugurazione, “la città è un bene supremo dell’umanità e solo in essa ci sentiamo veramente parte della storia” .

http://www.varese110elode.ch/

http://www.artevarese.com/av/view/news.php?sys_tab=20000&sys_docid=6468




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mercoledì 22 dicembre 2010

"ARCHITETTURA & TRIVELLAZIONI"

Più che una conferenza frontale, la serata organizzata dal Gruppo Giovani Architetti, lunedì 20 dicembre, si è configurata come un dialogo, una sorta di conversazione tra l’artista Francesco Cucci e la critica d’arte Erika La Rosa, conversazione a cui si sono aggiunti, a fine serata, alcuni componenti del pubblico, intervenuti con domande rivolte all’artista. L’artista, commosso per l’invito e la stima a riconoscimento del suo operato come insegnante, esordisce ringraziando i suoi ex alunni oggi architetti, professionisti di quest’Ordine.
A chiarire il titolo della serata “Architettura & trivellazioni”, è stato lo stesso artista. Per “Trivellazione” egli intende l’operazione preliminare che si compie sondando un terreno per verificarne l’adeguatezza con il progetto edificatorio. La Dottoressa Erika La Rosa, con una carrellata di immagini, illustra le opere dell’artista, "lavori che sfuggono a qualsiasi definizione, ma che rappresentano sempre al meglio la sua poetica". Tra questi, Erika La Rosa mostra le opere outside, in esterno ( tra cui quelle realizzate al Palazzo della Triennale, al Castello Sforzesco, alla Badia di Ganna), le opere inside (come quelle create nella sala affreschi dell’Umanitaria, Milano e al Teatro Rivoli di Mazzara del Vallo), le sculture, costituite da geometrie e piani che si intersecano, da elementi che possono essere visti nell’insieme o singolarmente, le ceramiche, le opere pittoriche, i lavori di design e quelli grafici. I più diversi media vengono utilizzati dall’artista, tutti basati su una ricerca che riguarda lo spazio, più precisamente, lo spazio vuoto. “Il vuoto è un elemento vivo, non è un limite ma un’opportunità”, spiega Cucci. “Il mio ruolo”, afferma, è di “organizzare lo spazio, ovvero di strutturarlo, organizzarlo dal punto di vista storico e geografico”. "In questo senso, forte è il legame tra l’arte e l’architettura" spiega Cucci, “l’operazione dell’artista e dell’architetto coincidono nel modo di appropriarsi dello spazio, entrambi lo strutturano, lo controllano; oggi, l’uso non stereotipato delle forme, svincolato dalla retorica e libero dai vecchi riferimenti cartesiani, apre nuovi orizzonti in cui tutte le esperienze artistiche si incontrano”.
“Le opere di Francesco, nel rispetto di un’organizzazione geo/metrica, sembrano svilupparsi all’infinito” afferma Erika La Rosa.
Un artista multiforme ed innovatore che, da attento ricercatore, persegue ed elabora un approfondito percorso storico/culturale.
“Noi artisti siamo solo filtri, sismografi sensibili all’evoluzione dell’uomo e del suo pensiero. L’architettura non è estranea a tale operazione/processo” dice Cucci.
Per lui tutti i materiali sono solo mezzi espressivi. Ne fa un uso indifferenziato dall’arcaico legno grezzo alle umili terre, dalle tempere agli acrilici, dai cartoni alle argille cotte, dai pannelli di plastica alle lampade al neon.
Nelle sue installazioni Cucci fa entrare ed attraversare fisicamente le sue opere, stabilendo un rapporto dialettico spaziale di appercezione. Con l’utilizzo del neon costruisce spazi e prospettive di luce.
Erika La Rosa evidenzia gli elementi fondamentali della ricerca di Cucci: “la geometria, intesa nell’accezione arcaica, quale invenzione della mente umana creata per orientarsi, ha il compito di dare una forma ed una dimensione alla creatività”.
Le teorie decostruttiviste di Jaques Derrida, a cui attinge, sono gli elementi cardine del “vedere nuovo” il pensiero architettonico e non solo.
Affascinante dialogo Arte/Architettura, a trecentosessanta gradi, che ha coinvolto i presenti in un clima di calda partecipazione tra pubblico,artista e opere oltre ogni aspettativa.
Chi volesse visitare l’esposizione potrà, fino a fine Gennaio, recarsi presso la sede dell’Ordine Architetti di Varese, via Gradisca 4, negli orari di ufficio.

venerdì 10 dicembre 2010

"POSTCARDS FROM THE NETHERLANDS": COR GELUK, DAVID KEUNING

Con la conferenza di giovedì 9 dicembre si è concluso il ciclo di serate dedicate all’interscambio tra architettura olandese e architettura italiana. A chiudere l’iniziativa sono stati un editorialista, David Keuning e un paesaggista/urbanista Cor Geluk.
Durante il primo intervento, condotto da David Keuning è stato affrontato un argomento per così dire “trasversale”, su un canale di comunicazione che per l’architettura può essere un mezzo fondamentale. Si tratta della rivista “Mark”, edita dallo stesso Keuning. Nata nel 2005, la rivista tratta argomenti che riguardano tematiche di architettura e interior design. Nel corso di questi cinque anni, sulla rivista sono stati pubblicati anche 16 progetti italiani presentati da Keuning con una veloce carrellata di immagini. Tra questi progetti “solo due sono di architetti famosi -Zaha Hadid e Massimiliano Fuksas-" spiega il relatore "gli altri sono meno conosciuti, più di nicchia, ma per noi molto interessanti".
“In ogni caso”, continua Keuning, “siamo rimasti sorpresi dal fatto che in 5 anni siano stati pubblicati solo 16 progetti italiani”. Due le cause, secondo l’editore, di questa lacuna: da una parte, la mancanza, da parte degli editori, di fonti che potessero segnalare interventi architettonici interessanti in Italia e, dall’altra, la scarsa o poco efficace proposta, da parte degli italiani, delle proprie opere alla rivista.
Insomma, la responsabilità sia agli editori che agli architetti. Ma, per provare a migliorare la situazione, Keuning conclude il suo interevento proponendo alcuni punti fondamentali per comunicare al meglio al pubblico il proprio progetto: per prima cosa è necessario pensare a quale media sia meglio rivolgere il progetto (rivista locale, rivista specializzata..) e con che tipo di target confrontarsi; si deve poi procedere a mandare una relazione in stile chiaro, con dati importanti e fotografie di ottima qualità; è fondamentale non dare l’esclusività e non pretendere a tutti i costi di lanciare uno scoop e, infine, è necessario utilizzare tutti i media che si hanno a disposizione.
Dall’editoria all’urbanistica, la parola passa a Cor Geluk: il suo discorso si apre con un insolito elogio agli italiani, apprezzati dal relatore per aver trasmesso agli olandesi come poter vivere bene, godendo delle piccole gioie quotidiane. L’intervento vira poi su un argomento decisamente più serio, l’Olanda: paese costruito al di sotto del livello del mare, l’Olanda ha sempre costretto i suoi abitanti a doversi adattare alla sua conformazione territoriale, sviluppando in essi un grande senso dell’organizzazione e ispirando moltissimi artisti, tra cui Mondrian.
Dopo questa introduzione, Geluk procede illustrando alcuni sui progetti. Il primo riguarda la rivalutazione di una zona precedentemente utilizzata per esercitazioni militari: nel farlo, il suo team ha deciso di concentrare l’abitato in piccole zone del terreno e di creare parcheggi sotterranei con l’intento di lasciare la maggior parte dello spazio alla natura. Interessante in questo progetto, il coinvolgimento dei clienti: ogni futuro abitante, infatti, ha deciso, affiancato dagli architetti, come costruire la sua casa, con il solo vincolo di dover chiedere al proprio e futuro vicino di casa l’approvazione del progetto. “Con questa idea abbiamo fatto convergere i desideri delle persone nell’architettura”, spiega Geluk che illustra poi il progetto per un parco all’imbocco dell’autostrada che unisce Amsterdam a Parigi: “per realizzarlo, si è dovuto pensare a spostare l’autostrada sotto terra: è stata una sfida per noi, ma ci siamo riusciti”.
Infine, Geluk illustra l' ultimo progetto relativo alla sede della Philips a Eindhoven, costruito come una sorta di campus universitario, con spazi aperti, numerosi ambienti di incontro e un enorme parcheggio con facciate ricoperte di piante. “Un luogo con un’impronta socialmente interessante”conclude Geluk,” con aree che favoriscono l’incontro e che sono completamente circondate dalla natura”.
Ancora una volta, come in molti altri progetti illustrati nel corso delle cinque conferenze, la natura diventa parte integrante dell’architettura olandese, elemento peculiare che l’architetto, in Olanda, non può e non vuole ignorare. Lo scambio Italia-Olanda si è dunque concluso, ma il carico di stimoli che ha lasciato dietro di sé, il bagaglio di spunti da cui poter trarre nuove idee, non è di certo da sottovalutare, ma da sfruttare al meglio, tenendolo da conto, con cura, proprio come delle “cartoline dall’Olanda”.



Intervista a Cor Geluk e David Keuning


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venerdì 3 dicembre 2010

"POSTCARDS FROM THE NETHERLANDS":GIUSEPPE SCAGLIONE, FILIP GEERTS


Nonostante la neve e i catastrofici bollettini meteo, il ciclo “Postcards from the Netherlands” all’Ordine Architetti di Varese è proseguito come da programma. Mercoledì 1 dicembre, Giuseppe Scaglione e Filip Geerts, direttamente da Trento e dall’Olanda, hanno condotto una serata dedicata ad una doppia panoramica, sulla situazione dell’architettura in Italia e sulla storia della pianificazione territoriale in Olanda.
Ad aprire la conferenza è stato Scaglione, impegnato dal 1985 in progetti che fanno riferimento alla relazione tra architettura e urbanistica. E proprio il confronto tra urbanistica e architettura ha segnato l’inizio dell’ intervento del Professore che, forse anche con tono provocatorio, ha affermato che, ultimamente, le cose più interessanti prodotte in Italia non provengono “da esegeti dell’architettura, ma da una costola dell’architettura che è l’urbanistica”. Se l’architettura è ancora molto legata alle “Beaux artes”, e quindi impegnata a studiare forma e composizione, ha spiegato Scaglione, l’urbanistica, dovendosi confrontare con temi crudeli come la trasformazione della città, è un vero e proprio work in progress.
E, a proposito di città trasformate, Scaglione ha mostrato ai presenti lo scempio delle periferie di alcune città italiane, attraverso le immagini di importanti fotografi contemporanei: le fotografie della periferia di Milano scattate da Gabriele Basilico, piuttosto che quelle di Armin Linke che immortalano Napoli, mostrano “episodi inquietanti del percorso italiano”, ad opera di architetti scriteriati che hanno lavorato senza pensare al futuro delle città, arrivando a devastare la loro identità. Di contro, Scaglione ha affermato come sia fondamentale, in un buon piano urbanistico, “tener conto di tutte le trasformazioni, individuando dei passaggi di continuità e contiguità”. La progettazione di qualsiasi elemento nella città, deve essere sensibile al contesto. In particolare, Scaglione prende in esame le infrastrutture, che troppo spesso hanno “ferito il paesaggio”, senza produrre alcun rapporto osmotico col territorio. A questo proposito, il Professore ha illustrato un progetto su cui sta lavorando, relativo alla trasformazione dell’ Autostrada A22. “Stiamo lavorando per cambiare la pelle di quest’autostrada”, spiega Scaglione e per farlo, “stiamo tenendo conto del ruolo che queste infrastrutture avranno in futuro”. Per prima cosa sono stati realizzati numerosi schemi per capire come l’autostrada si inserisce nel territorio, quindi si è pensato a progettare nuove piattaforme interattive che, oltre a tener conto di luoghi di riposo per gli autisti, hotel, ristoranti, prevedono parcheggi con a fianco mezzi pubblici, per entrare in città in modo più ecologico. Anche le barriere sono state pensate dal team di Scaglione con funzione fotovoltaica e come elementi di identificazione dell’autostrada, poiché serigrafati in modo particolare e i guard reil realizzati con un materiale naturale, il corten. Il progetto dell’Ausotrada A22 è un esempio, secondo Scaglione, di come dovrebbe essere un buon progetto, sensibile al paesaggio e al contesto e, soprattutto, comunicato in maniera adeguata, perché, come ha affermato il Professore, “è necessario far conoscere le buone esperienze, per esporsi e a volte, anche per mettersi in discussione”.
Dopo Scaglione, l’intervento di Filip Geerts si è delineato come una sorta di excursus sulla storia della pianificazione territoriale in Olanda, introdotta da una citazione tratta da “Diari di viaggio” di De Amicis (fine Ottocento) che ben riassume tutto il discorso. “Chi guarda per la prima volta una cartina dell’Olanda si meraviglia che un Paese così possa esistere: pare debba disgregarsi da un momento all’altro”. Il territorio olandese, tanto ostile alla presenza dell’uomo da far pensare che il nome Olanda possa derivare dal termine “hell”, inferno, è sempre stato, per architetti e urbanisti olandesi, un elemento da sfidare, da domare.
Per settecento anni gli olandesi hanno dovuto adattarsi e lottare contro il mare, con qualsiasi mezzo avessero a disposizione. E’ stata la particolare conformazione del territorio olandese a portare alla creazione di un altro concetto, quello di “Ramstad”, per cui la città, in Olanda, non è mai concepita come nucleo a se stante, ma è elemento integrante di un sistema di città collegate tra loro come una sorta di rete.
A livello urbanistico, esiste poi, in olandese, un vocabolo “Maakbaarhed”, che riassume il concetto di “costruire”, inteso sia come modo concreto di trasformare le idee in realtà, sia come concetto ideologico.
Nel suo excursus, Geerts si sofferma su due date storiche, il 1901 e il 1941, due momenti fondamentali per la storia della progettazione urbanistica olandese.
Nel 1901, anno in cui viene approvata la legge sul cohousing e viene realizzata la chiusura della Zuiderzee con una diga di 35 km nel mare, progettata da Plan Lely, architetti e urbanisti entrano in stretta relazione tra loro per riprogettare completamente il Paese.
E nel 1941, anno del bombardamento di Rotterdam e periodo di grandi distruzioni dovute alla guerra, l’Olanda viene obbligata a ripensare e riprogettare molte città. Tra queste, Rotterdam verrà ricostruita nel ‘44 per opera di Van Traa, e Amsterdam vedrà molti architetti, tra cui Lely, confrontarsi per trovare le soluzioni migliori.
La geografia, la conformazione territoriale e la storia dell’Olanda sono stati i fattori con cui, sempre, architetti e progettisti olandesi hanno dovuto fare i conti, arrivando a soluzioni estreme come i polder, e giungendo spesso a soluzioni che coniugano perfettamente la poiesis e la pragmaticità del piano, del “Maakbaarhed”.


Intervista a Giuseppe Scaglione


Intervista a Filip Geerts

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